Ghost of Tsushima

Sucker Punch presenta il suo titolo di punta come chiusura delle esclusive Playstation 4. Riuscirà a reggere l'aspettativa?

Pubblicato il 24 Luglio 2020 alle ore 11:00
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Per mesi vi abbiamo fatto fare un viaggio nella storia del Giappone per prepararvi a questo momento, uno di quelli attesi da anni in cui si va ad analizzare un lavoro effettuato su una nuova IP. Ghost of Tsushima, infatti, è una IP che Sucker Punch (quelli di inFamous, tanto per capirci) ha tirato fuori dal cilindro qualche anno fa e che finalmente ha fatto capolino nei negozi di tutto il mondo. Grazie ai nostri millemila speciali, è possibile conoscere molti aspetti nascosti che circondano il titolo, facenti parte di una cultura così lontana dalla nostra seppur molto interessante.
Cerchiamo di essere sintetici e non dilungarci in fronzoli inutili. E’ il momento di scoprire se Ghost of Tsushima è l’addio che tutti si aspettavano a una generazione che ormai sta volgendo al termine.

Lo Spettro

Ghost of Tsushima si prende il suo tempo per raccontare una parte importante della storia giapponese: l’invasione mongola del 1274 in cui Kublai Khan ha tentato di conquistare l’intera isola, prima di passare al resto del territorio del Sol Levante. In una sorta di rielaborazione made in Sucker Punch eccoci nei panni di Jin Sakai, un samurai che ha assistito impotente alla sconfitta dei suoi alleati contro il terribile Kothun Khan. Questo perché i guerrieri mongoli non combattevano come gli onorevoli samurai ma, al contrario, usavano una serie di mezzi non convenzionali quasi sconosciuti al popolo giapponese, come gli esplosivi. Il Khan, però, si è dimostrato un uomo magnanimo imprigionando lo zio di Jin – protettore di Tsushima – Lord Shimura, in attesa di una resa del popolo dei samurai evitando ulteriori spargimenti di sangue. A seguito della sconfitta di Jin, questi si ritrova a dover ricredersi sulla cultura dei samurai mettendo in dubbio tutto ciò che gli è stato insegnato – dal padre prima e dallo zio poi – proprio per salvare la sua famiglia e la sua terra. Jin abbandona così la via dell’onore per iniziare un percorso che lo farà diventare lo Spettro di Tsushima, un uomo che combatte in maniera disonorevole e utilizza mezzi poco consoni rispetto a quelli di un samurai per ottenere ciò che vuole. Durante il suo cammino, Jin incontrerà molti alleati che lo aiuteranno a radunare gli uomini necessari per salvare lo zio e soprattutto il Giappone.
Nonostante Ghost of Tsushima proponga due diverse filosofie di gioco (quella da samurai onorevole e quella da Spettro) non è presente un vero e proprio sistema karmico; questo tende però a sminuire la scelta di Sucker Punch di proporre queste due diverse opportunità. Al contrario di inFamous, infatti, le scelte che faremo durante l’avventura non avranno un riscontro sul personaggio, ma servono solamente per cambiare una linea di dialogo ogni tanto, un po’ poco se pensiamo ai vecchi titoli di Sucker Punch in cui il modo di giocare influenzava enormemente trama e modo nel quale il nostro personaggio veniva visto dai comprimari. Abbiamo trovato quasi inutile inserire questa dualità tra le regole del bushido e quelle dei mongoli se poi, effettivamente, in gioco questa non viene in nessun modo evidenziata o non porta grandi cambiamenti dal punto di vista narrativo. Questo fa parte di uno dei tanti motivi per i quali il titolo sviluppato da Sucker Punch si ritrova costantemente a prendere in giro il giocatore, facendogli credere che le sue scelte possano veramente valere.
L’isola di Tsushima è stata realizzata splendidamente da Sucker Punch, in quello che è un open world veramente vasto e pieno di cose da fare. Il colpo d’occhio è sempre meraviglioso e da questo punto di vista Sucker Punch ha pienamente colpito nel segno, andando però a sacrificare – volente o nolente – qualcosa. Quel qualcosa è la narrazione che, seppur presenti tantissimi alti, viene spesso messa da parte proprio per mostrare quanto sia bello il mondo di gioco. Gli atti scandiscono il passare dell’avventura e le fasi di esplorazione dell’intera isola, ed è possibile notare come quelle più lineari e meno esplorabili sono quelle scritte meglio dal team di gioco. Le citazioni cinematografiche sono molteplici e tutte ben visibili (citiamo la modalità Kurosawa, ad esempio), ma sono veramente poche le situazioni in cui queste sono veramente significative. In certi frangenti, però, Ghost of Tsushima si dimostra imperioso e devastante, gioca con i sentimenti e con il nostro cuore in maniera splendida – seppur non toccando le vette di The Last of Us Parte II – segno che se fosse stato creato un titolo più lineare e meno aperto probabilmente il risultato sarebbe stato assolutamente migliore. Nota di merito, invece, per le varie storie presenti che – escludendo le principali – con le secondarie e mitiche permettono al giocatore di restare attaccato alla console per svariate ore andando così a esplorare ancora di più la lore dell’Isola e della cultura Giapponese.

Onore e rispetto

Se lo scontro interno di Jin, indeciso se comportarsi da Spettro o continuare con la linea onorevole dei Samurai, viene narrativamente imposto, per quanto riguarda il gameplay esiste una libertà pressoché totale. Inizialmente Jin avrà a disposizione solamente la sua katana e dovrà usare quella, ma, una volta vista la potenza dell’esercito mongolo, inizierà un percorso che lo porterà a utilizzare tanti piccoli trucchetti meno onorevoli ma più efficaci, come bombe adesive, fumogeni o kunai per distrarre i nemici. Parlavamo poco fa di come l’utente non può influenzare totalmente la storia che dovrà seguire per forza una certa direzione e questo purtroppo si riflette anche nel gameplay, dove lo sfruttare le vie poco onorevoli non hanno nessun impatto sia su Jin (che quindi non si farà remore a utilizzarle) sia sulla sua reputazione. Nel caso il giocatore decidesse di utilizzare la via dell’onore, Jin potrà chiamare un esponente dell’esercito mongolo per un duello utilizzando la tecnica dello iaido (sfoderare la spada, uccidere il nemico con un fendente e rinfoderarla) per poi partire al massacro sfruttando al massimo le armi a sua disposizione: schivata e parata. Quest’ultima può fare la differenza negli scontri, in quanto effettuandola con tempismo perfetto permette l’uccisione con un singolo colpo del nemico. Alcune armi, però, non potranno essere deflesse, ma sarà necessario sfruttare la schivata o una delle quattro forme di combattimento a disposizione di Jin per sconfiggere gli avversari. Sfruttando l’enorme skill tree sarà possibile imparare abilità per parare con più facilità queste armi, andando a diminuire molto la sfida seppur mantenendo la stessa tensione.
Il sistema di combattimento è stata una delle più grandi delusioni di Ghost of Tsushima, ma per motivi del tutto esterni allo stesso. Se gli scontri uno contro uno sono meravigliosi e un’esperienza unica da vivere, quelli con gruppi numerosi di nemici diventano frustranti a causa di un sistema di gioco costruito proprio su questa filosofia del duello. Assurda la scelta di non includere il lock on e questo viene pagato dal giocatore con il continuo gameover in determinate situazioni, dovuto proprio alla mancanza di questo elemento e della gestione disastrosa della telecamera.
Lo Spettro tende invece a lavorare nell’ombra, e questo ci ha permesso di esplorare a fondo le meccaniche stealth di Ghost of Tsushima che, come il resto del gioco, ci hanno lasciato a metà tra il fomentato e lo stupore per come certi elementi siano trattati superficialmente. Le possibilità offerte dal titolo Sucker Punch sono molteplici, con la possibilità di omicidi alle spalle, l’utilizzo di arco e frecce o di avvelenare i nemici, ma spesso non sarà necessario nessuno di questi, in quanto l’IA nemica è al quanto basica e prevedibile con ronde sempre uguali e quasi a ignorare quello che sta accadendo intorno. C’è da dire che passare a giocare a Ghost of Tsushima dopo The Last of Us Parte II è un bel passo indietro anche da questo punto di vista, perché ci aspettavamo molto di più da Sucker Punch.

Abbiamo parlato di come la mappa dell’isola di Tsushima sia realizzata in maniera perfetta e, soprattutto, piena di cose da fare e da esplorare. Nel corso dell’intera avventura, infatti, il giocatore sarà impegnato a visitarla per vivere tutte le storie presenti, ma non saranno solo quelle a far compagnia durante le molte ore necessarie per arrivare al platino. Infatti l’isola è piena di posti nascosti di cui sentiremo parlare dai cittadini nelle piccole città o negli accampamenti presenti; queste attività ci porteranno a scoprire delle fonti termali (ottime per far salire la salute massima di Jin), spazza bambù (per lavorare sulla determinazione), tane delle volpi o tantissime altre cose inserite da Sucker Punch per rendere più vivo l’intero mondo di gioco.
A parole è difficile spiegare la bellezza dell’isola preparata da Sucker Punch e l’intero team merita i più sentiti complimenti per ciò che è stato fatto da questo punto di vista. Ci siamo ritrovati spesso a sfruttare la photo mode per evidenziare un paesaggio particolarmente riuscito, grazie ai giochi di colori abilmente costruiti dalla vegetazione a contrasto con le nuvole nere che circondano l’area di Tsushima. Se l’ambientazione ci ha colpito in pieno, quello che non lo ha fatto sono i modelli dei personaggi piatti e privi di animazioni facciali, andando magari a cozzare con l’epicità di alcune scene fondamentali. Molti dubbi pure sul doppiaggio italiano, che abbiamo scelto per gran parte dell’avventura di Jin: la nostra è stata una pura scelta lavorativa e, nonostante ci possano essere stati molti problemi a causa del COVID-19, non ci sentiamo di promuoverlo in pieno, confermando che la scelta migliore per giocarlo è quella della lingua giapponese.

L’ultima esclusiva PlayStation 4

Ghost of Tsushima è un’occasione mancata, non un brutto gioco, ma un qualcosa che poteva essere molto di più soprattutto dopo aver spolpato The Last of Us Parte II, vero e proprio gioco della generazione. La scelta di raccontare una storia sfruttando però il classico open world Sony questa volta non ha funzionato e avremmo sicuramente preferito un prodotto più lineare, piuttosto che avere un mondo così aperto e così pieno di cose da fare. C’è la necessità da parte degli sviluppatori di capire che per raccontare una storia la via migliore è quella della narrazione lineare; non sempre un gioco da 40/50 ore è migliore di uno più breve (The Last of Us è ancora l’esempio perfetto) soprattutto se quest’ultimo si concentra principalmente sul mero lato narrativo. Ghost of Tsushima tende a disperdersi troppo in alcune sezioni e a far perdere il giocatore in tutto quello che c’è da fareQuesto è però il difetto minore, in quanto la più grande pecca è il gameplay, troppo confusionario e complicato da gestire con l’assenza del lock on che potrà sicuramente essere aggiunto in futuro con una patch correttiva. Se Sucker Punch dovesse metter mano agli scontri introducendo il lock dei nemici e sistemando così due problemi in uno (gestione della telecamera e, appunto, il lock), il voto che vedrete in basso potrete aumentarlo anche di mezzo punto. Ci saremmo aspettati di più? Sicuramente, ma nonostante alcune critiche reiterate su alcuni punti e un voto che voi potrete giudicare più negativamente di quello che effettivamente è, possiamo confermarvi che Ghost of Tsushima è un gioco da acquistare e avere il libreria a tutti i costi.

Good

Isola di Tsushima meravigliosa
Sistema di combattimento che 1 vs 1 tira fuori tutto il suo meglio...
Narrativa interessante, con secondarie scritte davvero bene

Bad

Manca il lock on
… mentre in gruppo tende a perdere la sua particolarità
Mancano scelte narrative
7.8
"PRETTY GOOD"

Sviluppatore: Sucker Punch Productions
Distributore: Sony Interactive Entertainment
Data di uscita: 17 luglio 2020
Genere: Azione, Avventura
PEGI: 18
Piattaforme: PlayStation 4

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