Arc of Alchemist Archivi - Tribe Games https://www.tribe.games/arc-of-alchemist/ Videogiochi, Cinema, Giochi da Tavolo, Serie Tv, Podcast e Live Sun, 04 Aug 2024 03:56:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.6.2 https://www.tribe.games/wp-content/uploads/2021/08/cropped-avatar_facebook2021-32x32.png Arc of Alchemist Archivi - Tribe Games https://www.tribe.games/arc-of-alchemist/ 32 32 Arc of Alchemist https://www.tribe.games/recensione/arc-of-alchemist-nintendo-switch-recensione/ https://www.tribe.games/recensione/arc-of-alchemist-nintendo-switch-recensione/#respond Thu, 14 Sep 2023 08:33:29 +0000 https://www.tribe.games/?post_type=recensione&p=73523 Pongiornissimo, amici della Tribù! Avete passato delle belle vacanze?Oggi siamo qui, in questo clima di calura estiva che ancora non […]

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Pongiornissimo, amici della Tribù! Avete passato delle belle vacanze?
Oggi siamo qui, in questo clima di calura estiva che ancora non se ne vuole andare, a parlare di un gioco anche un pochino a tema… ma capirete come mai proseguendo nella lettura!
Il titolo che tratteremo oggi è Arc of Alchemist, gioco di ruolo d’azione a stampo nipponico che già era apparso sulle nostre pagine, recensito da un collega subito dopo la sua uscita (si parla dei primissimi mesi del funesto 2020). Ai tempi l’opera di Compile Heart e Idea Factory era stata testata su PlayStation 4, mentre oggi noi ci addentreremo nell’edizione per Switch. Come si sarà comportato questa volta il titolo sull'ammiraglia di Nintendo? Non indugiamo oltre e andiamo a scoprirlo!

Capitolo 1: Salvare un mondo morente

Arc of Alchemist si apre con una sequenza animata accompagnata da della musica in pieno stile anime per introdurci al suo ricco cast di personaggi e, fatto ciò, ci immerge nella visione di una cinematica che dona contesto alla storia che stiamo per vivere. L’uomo [sempre colpa nostra N.d.R.] ha devastato il proprio pianeta e ora l’umanità, sull’orlo dell’estinzione, vive in una terra arida e completamente coperta di deserti. Quinn Bravesford, militare dall’animo nichilista, guida una piccola truppa alla ricerca dell’ultima speranza della nostra specie, il leggendario “Great Power” [mancando l’adattamento italiano utilizzerò i termini inglesi N.d.R.].
Armata del suo Lunagear, un artefatto in grado di incanalare il potere dei quattro elementi, la giovane dovrà esplorare vaste aree desertiche pur di riuscire a battere sul tempo gli emissari delle nazioni rivali e raggiungere l’obiettivo affidatole dal proprio signore. Perché sì, per non farci mancare nulla, anche in una situazione tanto disperata gli umani si stanno ancora facendo la guerra.

Per quanto Arc of Alchemist non porti su schermo una storia mai vista prima, è innegabile come l’ambientazione scelta dagli sviluppatori e le tematiche coinvolte nella narrazione si rivelino interessanti, anche se messe sotto la lente dei gusti giapponesi [che, come sappiamo, possono non piacere N.d.R.] e dipanate un po’ velocemente. Nel corso della sua breve durata, l’intreccio si riserva di lanciare allo spettatore qualche colpo di scena e riesce probabilmente anche nel tentativo di lasciare un bel ricordo.
Anche i personaggi del titolo, molto basati su stereotipi tipici di anime e manga, risultano a loro modo affascinanti, riuscendo a strappare un sorriso con le loro interazioni variegate. Tra una missione e l’altra è infatti possibile assistere a diverse scenette che ci presentano meglio le caratteristiche della truppa di Quinn, tra motivazioni, aspirazioni e segreti. Scelta un po’ meno azzeccata è quella di racchiudere tali siparietti solo nei momenti in cui si torna alla propria base; questo li fa spesso percepire come un po’ slegati dalla storia principale.

Capitolo 2: In missione nel deserto

In modo piuttosto scollegato dal suo titolo [e da fan di Xenoblade non vedo nemmeno quale sia il vero problema N.d.R.], Arc of Alchemist è un gioco che poggia su un gameplay a due facce. La prima, quella più prominente, è la parte da gioco di ruolo d’azione in cui ci si trova a navigare e, soprattutto, a combattere in diverse aree desertiche. Tra stuoli di nemici ispirati il giusto, ma tremendamente ripetitivi, Quinn (esperta di tutti i tipi di armi) e soci (specializzati in determinate nicchie) possono usare varie tecniche e formazioni per procedere nella loro missione.
L'altra porzione del gioco consiste invece nel poter gestire la propria base operativa, dove si può far allenare le proprie truppe, commerciare usando le risorse trovate nelle esplorazioni o investire fondi e risorse in differenti attività che possono fornire oggetti o aprire la strada a diversi potenziamenti. E’ consigliabile quindi [direi quasi obbligatorio in certi momenti N.d.R.] fare spesso una pausa dai viaggi e vedere cosa c’è di nuovo presso il proprio quartier generale.

Ci si accorge dopo poco di quanto la prima porzione del gioco sia però estremamente poco esaltante e, anche provando a sperimentare nell’utilizzo delle armi, ci si ritrova a fare sempre la stessa cosa [e a dover combattere con grosse limitazioni N.d.R.].
La parte “action” di questo action RPG... è molto poco action, insomma, dato che non viene premiata la capacità nel concatenare abilità o simili, né ci si sente liberi di muoversi in maniera fluida nel corso degli scontri, con comandi che anche con un po’ di pratica non cessano di risultare legnosi. Legittimo fare però un plauso al Lunagear il quale, anche se non sempre, è uno strumento che può risultare interessante da usare nel corso della partita, anche se alcune delle sue funzioni sono decisamente sottotono.
Di contro, la parte gestionale del titolo è piuttosto abbozzata e non sembra mai fare quel passo in più per risultare sufficientemente d’impatto. Molte delle micro-meccaniche legate alla base risultano prive di sufficienti informazioni, lasciando un po’ spaesati e preda di errori di investimento.

Capitolo 3: Inciampando nella sabbia

Passando oltre alla storia e al gameplay del gioco, coi loro alti (circa) e bassi (non pochi), il fulcro di questo pezzo merita però di essere incentrato sugli aspetti tecnici del gioco. Per quanto nulla del titolo faccia gridare al miracolo, è giusto sottolineare come il reparto sonoro sia gestito in maniera davvero buona, con musiche usate in modo intelligente, legate ai diversi tipi di zone, al tono delle scene a cui si assiste e anche alle categorie di nemici. Così come la colonna sonora, anche il doppiaggio risulta ispirato [d’altronde i giapponesi sono molto bravi a doppiare le loro stesse opere N.d.R.] e fa trasparire ciò che i dialoghi privi di grandi animazioni vogliono far percepire al giocatore.
Pur mancando di un adattamento in italiano, cosa che ci si può aspettare da uno studio relativamente piccolo, Arc of Alchemist possiede dei testi in un inglese ben gestito. Raramente ci è capitato di incappare in sbavature e, pensiamo noi, la personalità del titolo riesce a trasparire anche tramite una buona rielaborazione pensata per noi occidentali.

Sorpassati questi aspetti positivi, il resto sta però ai colleghi dei comparti grafico e tecnico e… diciamo che è qui che arrivano le note dolenti. Visivamente il gioco non è inguardabile e, anzi, si coglie in modo chiaro la direzione artistica abbastanza apprezzabile [lo science fantasy è un genere ombrello molto florido N.d.R.]. Le animazioni sono povere e la pulizia dei modelli è scarna, ma è quando questo si somma a come vengono gestiti elementi come la telecamera e il framerate che tutto inizia a risultare molto più brutto. Il titolo soffre decisamente troppo in diverse aree in cui sono presenti effetti grafici, risultando quasi sgradevole alla vista, mentre la disposizione dei modelli poligonali costringe il giocatore a doversela vedere con limitazioni che vanno spesso circumnavigate. Chiariamoci, Arc of Alchemist non ci ha causato nessun tipo di problema grave, dato che non ha sottoposto la nostra console a crash o glitch che hanno interrotto la nostra partita, ma, anche a distanza di tempo, è un po’ triste sapere che nessuno dei limiti tecnici del gioco sia stato sistemato con qualche patch.

Conclusioni: Bene, ma non benissimo (di nuovo)

L’estratto della nostra recensione di tre anni fa con cui possiamo concordare maggiormente è che Arc of Alchemist non è un brutto gioco, ma è un gioco fatto male. Tutte le buone premesse del titolo e i suoi punti di forza si scontrano inevitabilmente con una realizzazione tecnica che ne abbassa di molto qualunque tipo di fascino, così come il suo gameplay risulta noioso quando va bene e tedioso quando va male.
Un vero peccato, poiché l’idea del titolo era meritevole di attenzione e la sua trama è ciò che spinge ad andare avanti il giocatore, ma i temi trattati avrebbero potuto essere supportati meglio da quasi tutti gli altri reparti. Per una quarantina di euro pensiamo ci siano giochi che possano offrire molte più ore di divertimento o, in generale, un flusso di gioco meglio calibrato, ma, nell’eventualità che il titolo si trovi in sconto, chi ha avuto modo di provare altri lavori di Compile Heart e Idea Factory potrebbe comunque dargli una chance per curiosità [chissà mai se la proprietà intellettuale verrà sfruttata in futuro per un seguito più o meno diretto N.d.R.].

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Circa un anno fa facevo il mio debutto in Tribe Games con la recensione di Death end re;Quest, titolo di Compile Heart a tinte horror che si rivelò essere una grande sorpresa in senso positivo, soprattutto conoscendo la qualità non proprio eccelsa di alcune delle passate produzione della compagnia, in termini di nuove IP. Oggi, eccomi ancora qui a parlare nuovamente della piccola software house nipponica che apre il suo 2020 con l’uscita occidentale di Arc of Alchemist, titolo apparso prima su PlayStation 4 in Giappone e poi su Nintendo Switch con una serie di migliorie, sulla quale si basa la versione da noi provata disponibile non solo per la console ibrida di Nintendo, ma anche su PS4.

Come ti salvo il mondo in poche ore

Arc of Alchemist ci parla di un mondo un tempo rigoglioso, adesso ridotto a vaste distese di sabbia e dominato dalle macchine, con l’umanità arrivata ormai alla fine della sua esistenza. I pochi umani rimasti ripongono le loro speranze nel “Great Power”, l’unica cosa in grado di salvare il mondo e i suoi abitanti, e il compito di trovare questo manufatto, o qualsiasi cosa esso sia, sta ad un piccolo gruppo di persone capitanato da Quinn, la protagonista del gioco. Nel corso della storia avremo modo non solo di conoscere meglio il cast principale, ma anche di incontrare altri personaggi, chi buono, chi meno; non mancano anche delle scenette tra una spedizione e l’altra che ci mostrano il rapporto che c’è tra Quinn e i soci.
Di base le premesse per una storia interessante ci sono, e del resto Compile Heart ha dimostrato di poterlo fare, ma purtroppo la durata estremamente bassa del gioco rende la trama striminzita e poco approfondita, sprecando tutto il potenziale visto nelle fasi iniziali, quasi come se si trattasse di un indie piuttosto di un titolo prodotto da CH. È strano parlare così poco della storia di un gioco, ma Arc of Alchemist è un prodotto veramente povero dal punto di vista narrativo e c’è molto poco da aggiungere a riguardo.

L’alchimia dov’è?

Con un nome come Arc of Alchemist è lecito pensare che l’alchimia sia uno degli elementi principali del gioco, ma così non è, anzi, viene da chiedersi il perché di questo nome, sebbene un motivo ci sia [che ovviamente eviterò di dire per evitare spoiler N.d.R.]. Il titolo è un action RPG a tutti gli effetti, scelta inconsueta per Compile Heart che da sempre è più avvezza ai combattimenti a turni, però bisogna dire che le basi ci sono tutte per un buon action. Ogni personaggio giocabile è in grado di utilizzare un’arma in particolare, ognuna con un tipo di attacco diverso in base al tasto con le mosse che cambiano a seconda all’arma equipaggiata; l’unico personaggio in grado di usare armi diverse è la protagonista Quinn, cambiando di conseguenza il suo stile di combattimento. Simpatica invece la meccanica riguardante il Lunagear, uno strumento diviso in quattro elementi che serviranno per risolvere alcuni enigmi ambientali oltre che a dare una mano in battaglia.
Quello che non cambia è la struttura del gioco, divisa in due sezioni differenti che vedono prima il giocatore intento ad esplorare le terre desertiche del gioco, zeppe di nemici da sconfiggere e tesori da scovare, e dopo abbiamo la nostra base che può essere potenziata grazie alle risorse trovate durante le nostre spedizioni; proprio le meccaniche dedicate alla base sono uno degli elementi più interessanti del gioco, poiché il giocatore è libero di creare le strutture che preferisce in modo da dar vita ad un luogo adatto alle sue esigenze; è comunque consigliato creare e sviluppare strutture di diverso tipo, in quanto sbloccheranno bonus diversi e soprattutto nuovi oggetti ed equipaggiamenti utili alla nostra avventura.
Purtroppo questa routine forzata può arrivare ad annoiare in fretta e non aiuta il fatto che il gioco sia decisamente corto; non a caso è possibile iniziare un Nuovo Gioco+ in qualsiasi momento, sebbene non se ne senta il bisogno neanche a gioco concluso.

Occhio vede e cuore duole

Saremo chiari e sinceri: Arc of Alchemist è una produzione insufficiente a livello tecnico. La versione testata è stata quella PS4, quindi non osiamo immaginare come sia su Switch, ma le prestazioni sulla console Sony sono imbarazzanti. Nelle prime due mappe tutto bene, azione fluida a 30 FPS, non il massimo per un action game, ma nulla da ridire visto che si tratta di Compile Heart, però a partire dalla terza mappa fino alle battute finali del gioco ecco che arrivano enormi cali di framerate che si verificano spesso e volentieri, al quale si aggiunge una telecamera gestita male da sistemare solo col lock-on dei nemici. A questo sommiamo ambientazioni un po’ troppo uguali con gli stessi enigmi ambientali e nessuna grossa differenza in termini di design, se non in rari casi, e un comparto grafico parecchio arretrato. Poco da dire sul resto, tra la solita buona localizzazione da parte di Idea Factory International e la presenza dell’audio originale giapponese.
Da un lato capisco che, trattandosi di una nuova IP, non si sia voluto rischiare troppo, ma dall’altro la poca cura del prodotto lascia parecchie perplessità e impone una serie di domande su quello che lo sviluppatore abbia voluto fare con Arc of Alchemist, se ci sia riuscita o se qualcosa è effettivamente andato storto durante lo sviluppo.

Bene, ma non benissimo

Arc of Alchemist non è un gioco brutto, ma solo fatto male. È difficile spiegare come Compile Heart, che ha ci abituati a una produzione decisamente migliore, non sia riuscita a sistemare i grossi difetti tecnici, considerando che in Giappone il gioco fu rinviato su PS4 per poi uscire e qualche mese dopo arrivò la versione Switch la quale, oltre alle novità citate, avrebbe dovuto anche andare a sistemare i problemi del gioco originale, cosa che invece non è successa. Probabilmente il disinteresse dello sviluppatore nipponico è dovuto alle poche vendite in patria, ma in occasione del lancio occidentale si poteva e doveva fare qualcosa di più, ma così non è stato. Un’occasione persa, almeno in parte.

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