Hope di Ted Nasmith - Evento [Lucca Comics&Games 2022]

Pubblicato il 30 Ottobre 2022 alle ore 23:31
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Bentrovati prodi lettori, oggi ci riuniamo attorno al falò della fenice di Tribe Games per proporvi la raffinatissima conferenza tenutasi stamane a Palazzo Arnolfini, che ha visto come ospite d’onore in sala Ted Nasmith il maestro dell’arte fantasy dei nostri giorni, protagonista con le sue illustrazioni paesaggiste dell'universo tolkieniano e quelle sulla saga di George R.R. Martin "Cronache del ghiaccio e del fuoco", di una mostra a Palazzo Ducale intitolata ''La Natura del Mito'' [titolo che richiama la passione per l'antropologia e la storia mitologica dell'autore N.d.R.] aperta al pubblico sino alla fine di questo Lucca Comics&Games 2022.

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Prima di procedere col disvelamento della conversazione tenutasi oggi, è necessario proporre una breve presentazione delle opere di questo sensibilissimo autore. Ted Nasmith è prima di ogni cosa l’illustratore delle storie fantastiche che vedono come protagonisti i membri della Compagnia dell’Anello e non solo. Egli è secondo solamente a Lee per il magistero delle sue opere, e vanta una prolifica ed illuminante serie di tavole che portano alla luce, secondo la sua interpretazione, i volti ed i paesaggi di tutto ciò che è contenuto nelle opere scritte dal professor John Ronald Reuel Tolkien, dal Silmarillion al Signore degli Anelli. Nasmith, inoltre, è un grande compositore, fra le sue opere troviamo una vasta produzione musicale ispirata ai luoghi di Arda intitolata ‘’The Hidden Door: Songs in the Key of Enchantment’’.

Balzando dal suo storico al suo contingente, senza cadere in favoritismi o troppi elogi alla sua arte, è bene quindi che vi riporti le parole dirette dell’autore, che oltre ad aver realizzato una sostanziosa tontina di immagini, che aiutano l’immaginazione di chi si dedica alla lettura del fantasy moderno, è stato invitato dagli organizzatori di quest’edizione, votata alla speranza, del Lucca Comics a realizzare il poster per l’evento: Hope, del quale ci ha fornito una dettagliata spiegazione.
Procediamo quindi, ecco la conferenza stampa con l’autore del simbolo vivissimo di colori ed emozioni, di quest’edizione Hope di Lucca Comics&Games 2022: Ted Nasmith.

L’incontro comincia con un ingresso nella sala seguitato subitamente da un inchino ed uno sguardo di non poca commozione lanciato con delicatezza sui presenti in sala tutti. Già dall’espressione impressa sul suo viso traspariva l’immagine di una persona sensibile e delicata, poco avvezza ai ringraziamenti d’un vasto pubblico o alle cerimonie in grande stile, come quelle serbategli a questo Lucca Comics&Games 2022.
L’evento ha avuto cominciamento svelto e programmatico, l’autore in questi giorni è molto impegnato e con la sola ora a disposizione per dialogare con lui era necessario procedere speditamente.
Quindi, dopo i ringraziamenti della mediatrice e della platea per il suo lavoro al poster, che ha colorato le locandine del Lucca Comics di quest’anno, gli è stata posta la prima domanda.

Ted tu sei uno dei pochi illustratori delle opere di Tolkien, sei inoltre un grande pittore paesaggista ed un ottimo compositore musicale. La tua passione per il fantasy ti accompagna sin da ragazzino, e in quella fase della tua vita hai scritto una lettera diretta a Tolkien, proponendogli un tuo lavoro un anno prima che spirasse. Che hai inviato a Tolkien?

Sin da ragazzino leggevo fantasy.
A quattordici-quindici anni lessi le opere di J.R.R. Tolkien e queste mi cambiarono radicalmente la vita, al punto da indurmi a voler scrivere una lettera direttamente a lui. Avevo letto lo Hobbit, come penso abbiano fatto tutti quelli che lessero Tolkien prima dei film di Jackson, e decisi di scrivergli perché davvero quel viaggio, quell’avventura, quel tesoro e quel drago mi avevano appassionato, rapito. Quello che poi ho ricevuto da Tolkien è stata una lettera che mi spronava a continuare a credere nel mio lavoro. Fino a quel momento ero convinto che mi sarei dedicato ai disegni automobilistici relativi al design delle vetture. Quando poi ho ricevuto quella lettera tutto è cambiato e mi misi a ricreare su tela o su carta i paesaggi fantasy che mi immaginavo leggendo e studiando le opere di Tolkien.

Al che, dopo una risposta che davvero aveva del genuino e sincero, un'altra domanda ha, come dire, spento la scintilla negli azzurri occhi del pittore.

Come vede cambiato il mondo dell’illustrazione di oggi?
Come pensa che fan art e illustrazione digitale cambieranno il suo lavoro?

Sono sempre stato soddisfatto del lavoro dei media tradizionali.
Per molti secoli le tecniche pittoriche sono resistite al passare del tempo, consacrandosi al successo con una duratura longevità, non vedo il motivo per cui debbano perdere terreno ora. Guardo alla digital art come quando nei primi anni della fotografia si pensava ad un tramonto della pittura, un declino di queste tecniche secolari. Ma accadrà la stessa cosa anche alla digital art. Io sono convinto che la pittura sia un artefatto, una creazione fisica, che resta, il fatto di avere un’opera non fisica è senz’altro differente. Dal canto mio non ho alcuna intenzione di dedicarmi al mio lavoro secondo metodi digitali. Continuerò a dipingere.

Signor Nasmith, lei quando ritrae i personaggi dei suoi dipinti si ispira, per determinati dettagli, a persone che ha conosciuto oppure sono il frutto di uno studio anatomico ben definito?

Ogni tanto mi è capitato, sì, di ispirarmi, per alcuni personaggi a persone che conosco.
Per esempio i miei figli, i miei parenti, persone che molte volte e per molte ore hanno posato per me mentre dipingevo. Oppure per i personaggi femminili più volte ho scelto la mia compagna, comunque personaggi a me cari di cui conosco le espressioni, le pose e le proporzioni in maniera accurata. Dopotutto è un insieme di cose, più volte mi capita di avere già per la mente come rappresentare un personaggio, poi sono un fan di Tolkien, so e conosco le opere e bene anche, ho scolpite nella testa le figure che voglio rappresentare, i volti, i vestiti, le posizioni o i luoghi in cui inserirli nel dipinto che sto realizzando. Alla fine io studio da molto tempo ormai la summa delle opere di Tolkien, il che mi consente di tornare indietro o andare avanti, per le ere della Terra di Mezzo, per le scene e per le immagini visive che i racconti evocano alla mia mente, Rivendel, Minas Tirith, torno sovente a riguardare dei lavori già compiuti, delle architetture già edificate, è di grande aiuto per il mio processo creativo.

Dopo che la traduttrice terminò il suo compito, un giornalista pose la sua domanda.

Mister Nasmith, potrebbe raccontare il processo creativo alle spalle della Signora dell’Alba?

Al chè il viso dell’autore, da una timida ma austera espressione di corrucciata serietà ha preso a mutare in un sorriso appena accennato, la speranza, che nella domanda si celava, era tornata a riempire il suo animo inducendolo a rispondere così.

Allora avevo delle richieste ben precise, dei vincoli a dire il vero, sul lavoro da svolgere sul poster di questa edizione del Lucca Comics&Games. Mi era stato domandato di presentare alcuni elementi architettonici della città di Lucca come la chiesa o il campanile, poi degli elementi del paesaggio, come montagne o colline e poi volevamo inserire dei riferimenti all’Ucraina per portare un messaggio di solidarietà a quella sfortunata nazione ora in guerra.
Di fatto ho scelto l’elemento che stava sopra a tutti quanti per portare questo messaggio di vicinanza: il cielo, che appunto va dalle sfumature dell’azzurro a quelle del giallo, come la bandiera dell’Ucraina. Per quanto riguarda il soggetto, Hope the Lady of Down, ho deciso, mentre passeggiavo per la città, di utilizzare un ritratto marmoreo che ho scovato ad un incrocio di viali lungo il canale: la Madonna dello Stellario, una scultura cristiana del 1600.

Noi della Tribù, durante il pomeriggio abbiamo voluto recarci ai piedi di quel monumento e raccogliere qualche fotografia che vi facesse intendere di che opera Nasmith parlasse durante il press cafè.

Quindi ha continuato.

La statua però si trova sopra ad una colonna, che come piedistallo per il soggetto non andava bene, aveva troppo quell’aria cristiana, quell’aria da elemento ecclesiastico che non volevamo, non sarebbe stato adeguato nella rappresentazione complessiva che abbiamo scelto per la speranza. Di conseguenza abbiamo utilizzato l’ulivo, un albero abbastanza diffuso in queste zone, l’ho visto nei camminamenti lungo le colline e spuntare dai cancelli di qualche villa qua in città, era ideale; inoltre l’ulivo è per molte culture nel mondo il simbolo della pace. Invece per la selezione dei colori della veste di Hope abbiamo deciso di utilizzare quelli della bandiera dell’Italia che si è proposta a noi quasi come unica scelta considerando dove si trova Lucca; mentre per i drappi, per la movimentazione al vento dei drappi della veste di Hope ho applicato una soluzione personale. Un giorno mi trovavo a Buffalo nello stato di New York ed ero in un parco, e in quel parco vedevo dei bambini con degli aquiloni, in quelle sezioni quadrate di colori nel celo vidi una sagoma in particolare che aveva più code sventolanti. L’idea è stata geniale perché quell’aquilone nel cielo, con le sue code sventolanti, riusciva proprio a regalare una sensazione di libertà, libertà di movimento fra le cose diverse che esistono al mondo, di azione, di speranza. Per questo ho realizzato in quel modo i colori e i vestiti di Hope.

Insomma, prodi lettori, questa mattina abbiamo avuto davanti a noi un sereno plasmatore delle realtà dell’universo tolkieniano e noi di Tribe Games siamo rimasti sinceramente affascinati dalla sua genuinità e creatività. Queste stavano non soltanto nelle parole e nelle espressioni che trasparivano dal dialogo con lui, ma emergevano anche dai concetti che esprimeva, concetti sviluppati da una mente sensibile e creativa in grado di declinare gli elementi del reale nel fantastico.
Per rendere più completa la presentazione dell’opera magna delle realizzazioni di Nasmith di quest’anno abbiamo scelto di riportare alcune righe davvero evocative, stese dal team della società tolkieniana italiana trovatasi a descrivere il dipinto della Signora dell’Alba.

La splendida locandina è intitolata appunto Hope, Lady of the Dawn, la Signora dell’alba che il maestro canadese raffigura come una divinità. Hope è Yavanna, divinità del pantheon tolkieniano e rappresenta la ‘guaritrice della natura’. L’albero su cui erge è un olivo antico e i colori della dama dell’alba richiamano la bandiera italiana; i nastri ondeggianti al vento simboleggiano la libertà, la creatività, le differenze. E non potevano mancare i riferimenti alla città di Lucca con le sue splendide mura e il Duomo: San Martino. È così che Lucca con il suo albero sacro, nelle mani di Nasmith, in un attimo diventa Valinor, un regno incantato, un paradiso terrestre…

Citazione estratta dalla presentazione di Ted Nasmith ad opera di Roberto Arduini della Società Tolkieniana.

Come dicevamo, parole veramente evocative.
Tornando invece alla conferenza, questa è perseguita e dopo la domanda su Hope, com’era presagibile, una giornalista ha domandato.

Cosa ne pensi dell’interpretazione data agli eventi riportati nella serie Amazon de ‘’Gli Anelli del Potere’’?

Penso che una delle prerogative principali del mio lavoro sia proprio osservare anche quello che fanno gli altri. Guardo agli altri lasciandomi ispirare, altrimenti che artista sarei, devo conservare la mia capacità di farmi meravigliare. Una cosa però è certa, lavoro da moltissimi anni alle opere di Tolkien e ripongo davvero molta attenzione ai dettagli, a ciò che è corretto e canonico e a quello che non lo è, ma rimane necessario nel mondo dell’arte lasciare spazio ad un artista, lo spazio per affermarsi, rendersi indipendente come io mi sono reso indipendente a mio modo da Alan Lee. Dopotutto, con un’opera così sconfinata puoi percorrere due strade, o quella della coerenza filologica attenendoti all’opera e a quello che l’autore propone, oppure essere fedele alla tua immaginazione. Non c’è niente di male ad essere discussi dalla critica, anzi tiene l’opera viva, dinamica, le dona respiro. Tolkien non amava gli stupidi, i poco di buono, era una persona che non apprezzava chi arrivava a domandargli il modo corretto per rappresentare un suo personaggio. Il materiale è nei libri, i dettagli sono nei libri, bisogna leggerli approfonditamente e più volte per scolpirli nella propria mente, sono opere molto grandi e ricche di particolari, che cambiano e si evolvono. Tolkien stesso, per rendere così familiare e fantastica la sua opera si è dedicato allo studio delle favole, era un filologo, lo faceva anche di mestiere, la favola per lui era una miniera d’oro. Pensate, mi ricordo proprio uno scritto di Tolkien in cui rivendicava la prerogativa di dover prendere ispirazione da altre storie per completare certe sequenze narrative. In ogni caso un feedback è sempre un feedback e lo si accetta per quello che è, che sia positivo o negativo. I film di jackson per esempio a me sono serviti molto. Mi hanno insegnato come raffigurare il movimento di un mantello imprigionato sotto la spallina di uno zaino, dettaglio molto complesso in fase di rappresentazione. Non ho alcun problema con la serie Amazon o con il fatto che amplino il contenuto originale delle opere di Tolkien a patto che lo si faccia con intelligenza e misura ed attenzione. Sono in vero curioso di vedere come andranno avanti con la lor interpretazione dell’opera.

Ci sono altri mondi fantastici che vorresti rappresentare?

Bhe è una domanda un po a bruciapelo, dovrei valutare la scelta in maniera molto ponderata, dovrei capire cosa posso portare a quel mondo, capire come il mio contributo a quell’universo immaginario nuovo possa essere d’aiuto, utile in un certo senso. Non c’è un altro autore per cui vorrei lavorare, sia Martin che Tolkien appartengono al genere fantasy eppure fanno parte di due realtà completamente differenti, in uno c’è l’epica, quindi nessuna sfumatura fra bene e male, solo bianco o solo nero; nell’altro invece c’è molta politica di palazzo, è il nido della sfumatura, della congiura, della medietà, come pittore devo adeguare il mio lavoro ai contenuti delle opere, già in Martin ad esempio ci sono molti meno paesaggi che in Tolkien. Già con Martin stesso ho avuto modo di uscire dalla mia strada.

Bene prodi lettori e con questo intervento si è chiuso il press cafè con Ted Nasmith, un uomo, un artista dal magistero invidiabile e duraturo, la sua arte accompagnerà ancora le generazioni di appassionati di Tolkien per molti anni. Consigliamo inoltre, noi della Tribù, di approcciarvi all’ascolto delle sue opere musicali delle quali condividiamo qui il link. Nella speranza che abbiate trovato interessanti od illuminanti le parole di Nasmith vi rimandiamo al prossimo incontro e vi aspettiamo al successivo falò.

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