Van Helsing Archivi - Tribe Games https://www.tribe.games/tag/van-helsing/ Videogiochi, Cinema, Giochi da Tavolo, Serie Tv, Podcast e Live Fri, 12 Apr 2024 16:42:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.6.2 https://www.tribe.games/wp-content/uploads/2021/08/cropped-avatar_facebook2021-32x32.png Van Helsing Archivi - Tribe Games https://www.tribe.games/tag/van-helsing/ 32 32 Resident Evil Village: L’evoluzione del Licantropo https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale/ https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale/#respond Mon, 03 May 2021 06:00:00 +0000 http://https://tribe.games/senza-categoria/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale/ Bentrovati prodi lettori della Tribù. Eccoci ancora una volta attorno al falò per dare inizio alla seconda parte del nostro viaggio, […]

L'articolo Resident Evil Village: L’evoluzione del Licantropo proviene da Tribe Games.

]]>
Bentrovati prodi lettori della Tribù.

Eccoci ancora una volta attorno al falò per dare inizio alla seconda parte del nostro viaggio, con uno speciale dedicato ad un’altra tipologia di redivivi di Resident Evil Village: i Licantropi. È noto ormai, per le rivelazioni offerte da Capcom, che il licantropo sarà una figura cardine nel gioco, come suggerisce la locandina stessa; penso quindi che comprenderne le caratteristiche attraverso una attenta disamina possa aiutare a fronteggiare questo ferino rivale.

Perchè proprio il Licantropo e qual è il suo significato?

Fra le dichiarazioni rilasciate Morimasa Sato, game director del team di sviluppo, emerge una frase: ‘’Volevamo creare un nemico che rappresentasse il villaggio’’. Servendoci di queste parole, che rivelano l’importanza che il mannaro avrà nella storia del gioco, possiamo cominciare la nostra analisi per comprendere meglio come è arrivato sino a Resident Evil VIII Village e come, in questo stesso titolo, potrebbe porsi a noi, che difficoltà incontreremo nel confronto e quale possibili forme, oltre quelle già trasparire dai vari trailer, assumerà per ostacolarci.

La figura del lupo mannaro, come quella del vampiro, ha origini davvero remote, che si si spingono addirittura all’epoca greca da cui deriva la radice stessa della parola licantropo: lykos (lupo) e anthropos (uomo). Questa si porterà sino alla latinità medioevale, assumendo la forma di ‘’lupus hominarius’’ ovvero “lupo umano”. La caratteristica più avvincente della storia antica di questo mostro è proprio la mitologia che lo genera: una primigenia fusione, avvenuta nell’età del bronzo, fra i miti lunari dei popoli europei e le religioni solari delle popolazioni indoarie [localizzate in parte dell’Asia meridionale N.d.R.]. In origine, quindi, la sovrapposizione della cultura solare della caccia con quella lunare legata alla fertilità propose un’immagine del lupo misterico come venerabile icona garante della fertilità e propiziatore della fecondazione. Andando avanti col tempo, la figura migrò in tutti i più noti immaginari mitologici e folklorici delle società antiche. La vediamo in quella egizia nella forma di Anubis, in quella greca quando compare come metamorfosi dell’egioco Zeuse del divo Apollo, oppure, nella sua accezione più mostruosa, come trasformazione punitiva per Licaone.

Quale miglior popolo, se non quello di Roma, evoca una profonda relazione con il lupo? Nessuno, e tale risposta ha subito una valida giustificazione. Nell’antichità romana il lupo era visto con rispetto e ammirazione, tanto da essere venerato in una festività che celebrava il rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, i Lupercali. Questa festività rituale si presentava tutti gli anni, il 15 di febbraio, ed era rivolta alla trasposizione latina del dio Pan, ossia Luperco, in onore del quale il sacerdote dava inizio alla cerimonia agghindato con pelli di lupo e passando un pugnale, insanguinato da un sacrificio, sulle fronti degli adolescenti. Con l’andare del tempo, la figura venne alimentata da centinaia e centinaia di storie e favole che dal medioevo in poi consacrarono la parola licantropo ad un’atmosfera di bestiale perdita del senno e dilagante terrore notturno, alla quale si poteva rispondere in una sola maniera: ROGO! Durante il periodo fra il 1300 e il 1600 esplose la paura per questi soggetti orrorifici e si attestano circa ventimila processi che condannavano gli imputati per licantropia fra Germania e Francia. Si stimano numeri prossimi alle centomila vittime per processi siffatti e fittizie accuse di licantropia, e lascio alla vostra immaginazione lettori pensare a quante realmente siano state le vittime di tale pazzia.

Come si è evoluta la figura nella modernità?

ROMANZI E FILM

Nella modernità il licantropo ha sempre popolato la maggior parte degli horror, evolvendosi e mutando le sue potenzialità. Vediamo quindi le sue prime manifestazioni romanzesche e cinematografiche e cerchiamo di comprenderne l’evoluzione.

Nel susseguirsi dei secoli, con l’alba della modernità, il lupo mannaro ebbe a suo seguito una grande produzione romanzesca, che comincia dal 1824 con Charles Robert Maturin, fecondo scrittore e drammaturgo di opere gotiche. Egli ci consegna la prima versione moderna del licantropo estratta direttamente dalle fiabe e dai bestiari medioevali, che niente ha di straordinario dal punto di vista dei poteri o delle metodologie di metamorfosi. Procedendo per la strada che conduce ai giorni nostri notiamo tantissime altre manifestazioni della licantropia nella romanzesca che mantengono la canonica concezione di lupo mannaro, come quella de ‘’Le Meneur des Loups’’ di Alexandre Dumas [scrittore famosissimo per ‘’I Tre Moschettieri, ‘’Il Conte di Montecristo’’ e altrettanti romanzi di rilievo di metà ottocento N.d.R.]; troviamo anche quella Guy de Maupassantnel racconto ‘’Le Loup’’ o quella di Rudyard Kipling [scrittore de ‘’Il Libro della Giungla’’ N.d.R.] nel suo romanzo ‘’Il Marchio della Bestia’’. Potrei proseguire elencando nomi a profusione, fra cui ancora Stokero addirittura Pirandello, ma la figura che tutti questi portano è quella tipica del mannaro non senziente, a mala pena in grado di identificare i suoi simili e dalle indomite caratteristiche di forza, agilità e famelicità che scaturiscono ad ogni plenilunio. La nostra mira invece è, come dicevamo all’inizio, osservarne le modificazioni nelle varie manifestazioni al fine di poter anche soltanto intuire che tipologia di nemico ci troveremo davanti nel gioco Resident Evil VIII Village. Perciò passerò a presentare le forme che secondo noi portano il lupo mannaro ad un altro livello. Iniziamo dunque dal cinema.

Il cinema, come è successo anche per il vampiro, ha apportato notevolissime modifiche ai poteri del classico lupo mannaro, ma queste arrivano con il tempo e con l’evolversi del cinema stesso, con il genere horror e gotico. La prima apparizione della figura del lupo mannaro nella storia del cinema la si attesta nel 1913, con The Werewolf, il cortometraggio muto del 1913 di Henry MacRae, facente parte della misteriosa categoria dei film sepolti dalla storia, meglio noti come ‘’film perduti’’ [ovvero quei film di cui oggi non si può più guardare la pellicola, perché sperduta o distrutta N.d.R.]. Infatti, di questo cortometraggio si sa solamente che tutte le copie esistenti andarono distrutte in un incendio nel 1924 e questa già è una misteriosa ed incalzante presentazione del personaggio. Più in là con gli anni vediamo altre numerose e canoniche apparizioni del mannaro nella storia del cinema, ma nulla di così variato rispetto all’originale. Balziamo quindi avanti nel tempo sino a conoscere la figura del licantropo come super-villain, oppure, nella sua seconda accezione cinematografica, come “spray anti-vampiro” [cosa che sembra aver riscosso molto successo nella canonistica moderna N.d.R.]. Il primo soggetto d’analisi corrisponde quindi alla rappresentazione del mannaro del film Van Helsing (2004), che già ha fornito un fecondo esempio per il precedente speciale; qui non fa differenza, questo film è riuscito ad ammodernare la figura del licantropo come quella del vampiro, regalando al pubblico la giusta componente di effetto mostruoso e demoniaco per consegnarlo alla dimensione del fantascentifico-spooky. In Van Helsing (2004) il mannaro possiede, oltre alle canoniche virtù, la prerogativa di poter essere eliminato solamente grazie a pallottole d’argento, in quanto la sua forza rigenerativa non è in grado di curarlo da tali ferite. L’anno dopo fece la sua comparsa la serie TV Supernatural (2005), in cui il mannaro sembra investito dall’obbligo di ottemperare all’ordine naturale del plenilunio divorando il cuore delle persone. In questa serie compaiono già le prime note di modernità nei poteri del licantropo, come la capacità di trasmettere il potere metamorfico in un uomo con il suo morso, il doversi nutrire di cuori umani per poter sopravvivere, la variante dei purosangue che consente al portatore la skill di trasformarsi in lupo divoracuori a piacimento, i sensi sovrumani, l’invulnerabilità e la rigenerazione. Procedendo abbiamo ancora una volta Underworld (2006) che propone la storica visione dicotomica: vampiri contro mannari in una epocale guerra civile fra redivivi; oppure, più in là ancora, abbiamo la versione di Twilight (2008) che, come per il vampiro, porta la bestia notturna nella dimensione della love story.

VIDEOGIOCHI

Spostandoci alla terza forma artistica che rappresenta il lupo mannaro, arriviamo al videogioco. Anche qui possiamo porre sotto la lente tre tipologie di funzioni che il redivivo assume negli intrecci in cui lo ritroviamo, ovvero:

EROE ED ANTIEROE

Nei panni dell’eroe il primo gioco che porta un esempio degno di nota è The Wolf Among Us. Il gioco, ambientato in un universo noir-fiabesco, propone l’immagine del lupo mannaro come eroe nella forma di sceriffo di una comunità di fatati. Anche se il nostro protagonista era in origine malvagio, nella parte del ‘’Grande Lupo Cattivo delle Favole’’, ora ci si presenta come votato alla sua nuova carica, la quale lo costringe, a seguito delle sue malefatte, ad asservirsi a tale incarico senza possibilità di scelta. Vestire i panni del guardiano di Fabletown apparirà come la principale mansione del nostro redivivo fiabesco il quale dovrà investigare sull’assassino che terrorizza i cittadini fatati col fine di porre termine all’isteria di massa provocata. Come figura di antieroe, invece, vi portiamo come esempio il gioco di lancio della nostra amata PS4: The Order 1886. Qui i licantropi, noti come lycan, compaiono sotto le vesti di una terribile minaccia alla corona britannica di questo fantastico universo immaginario steampunk, e sarà compito dell’ordine sterminarli e salvare l’inghilterra. Certo, argomentare la lore di questo gioco purtroppo poco sviluppata, con la mira di definirne antefatti e sviluppi, diventa difficile, ma possiamo accontentarci della visione che ci hanno offerto. Qui di fatto il mannaro o il lycan, come dir si voglia, viene dipinto nella sua forma più ferina e non senziente, dotato della sovrumana bestialità che prorompe oltre gli schemi della canonica dinamica di combattimento: il nemico qui è veloce, e questa è la prima cosa da tenere bene a mente, invulnerabile certo, ma lealmente veloce. I cavalieri dell’ordine certo ne sono consapevoli e non si dimostrano impreparati: pallottole d’argento, ramponi e fiocine saranno le migliori contromisure che l’impero offrirà ai suoi devoti difensori.

LO STRUMENTO

Considerando sempre valida la premessa strumentale fatta nello scorso articolo, proponiamo, come per il vampiro, una visione funzionale del licantropo all’interno dei videogame e vi portiamo, come vessillo, il gioco di The Elder Scroll V: Skyrim in cui il lupo mannaro assume la consueta dicotomica versione bestiale e selvaggia ,in opposizione alla potente e raffinata forma vampirica che, nel DLC Downgard, Bethesda ha scelto di offrirci. Il gioco quindi offre la forma del mannaro sotto la veste del potenziamento del proprio PG, garantendo power-up ed incrementi in skill e abilità. La possibilità di sbloccare nuove funzioni del personaggio attraversa di pari passo le varie prerogative offerte dalla canonistica e dalla cinematografia, trasportando nella regione di Skyrim attraverso la gilda di Witherun l’opportunità di acquisire il potenziamento. Tale potenziamento prevede, come per il vampiro, l’aggiunta del ramo del mannaro all’albero dei potenziamenti, grazie al quale potremo avere enormi vantaggi nel combattimento fisico corpo a corpo, la possibilità di mutare in aspetto secondo la regola denti-artigli-pelliccia e, infine, i vantaggi recati dalla notte che si espanderanno man mano che il livello del PG aumenta.

Qual è la sua forma finale?

Esaurita l’analisi storico-artistica che comprende il nostro licantropo, è ora importante comprendere quali poteri ci si aspetta che abbia il mannaro di oggi e quali, fra questi, potrebbe finire per avere nella sua versione Capcom. Cominciamo dalla metamorfosi. Il mannaro è tale perché, a seguito di un morso o di un contatto prolungato con un umano, è in grado di trasmettere la sua maledizione metamorfica a quest’ultimo, rendendolo della sua stessa risma, di fatto, nelle manifestazioni romanzesche, cinematografiche e videoludiche in cui compare. Di solito questa è la sua prerogativa originaria, quella da cui il soggetto umano, dopo essere stato contagiato, non potrà più muovere a ritroso, rimanendo imprigionato in una torturante angoscia ad ogni sorger della luna piena. La seconda, sulla quale soffermarsi è d’obbligo, è la metamorfosi che interessa il soggetto durante l’esposizione ai notturni raggi della pallida luna. In questo tipo di circostanza, il malcapitato umano prende a confrontarsi principalmente con due sintomi: il mutare del suo aspetto fisico e la perdita del senno in alcuni casi. Per quel che concerne la mutazione fisica, notiamo, nella stra grande maggioranza dei casi, una trasformazione che porta dalla forma umana a quella di una sorta di metalupo in grado di ergersi su due zampe e correre in posizione eretta, menano fendenti coi lunghi artigli oppure letali morsi con le sue fauci zannute. La forza ed i suoi sensi sovrumani sono l’altra caratteristica principale. Un mannaro si distingue da un lupo per le dimensioni e la postura anzitutto, ma il tratto realmente distintivo è la forza impareggiabile che muove i suoi passi ed i suoi attacchi. I sensi invece, che si alternano fra i mannari dotati di senno e quelli che nono lo sono, si ascrivono a quelle prerogative tattiche che consegnano il licantropo all’albo dei cacciatori più strategici, in grado di meditare una battuta con minuziosa perfezione ed orchestrarla con pari maestria, dall’inseguimento della preda grazie all’olfatto e all’udito mostruosamente accresciuti sino all’uccisione della stessa grazie alla sua forza bestiale.

Gli ultimi fattori che dipingono il mannaro come una proverbiale macchina da guerra sono la sua invulnerabilità ai colpi e la sua capacità rigenerativa che lo difende dalla maggior parte delle sferze letali. Un mannaro, quindi, è capace di curarsi, rigenerare le estremità cadute e di tornare alla carica dopo poco riposo curativo [spero che, a fronte di tutto ciò, i nostri presagi in merito non saranno poi così fedeli nella sua rappresentazione in Resident Evil VIII Village, altrimenti come potremmo terminarlo o semplicemente sfuggirgli? N.d.R.]. Pertanto la domanda, come per i vampiri, sorge spontanea per i licantropi: come li si uccide? Le metodologie analizzate non offrono un vasto rateo di opportunità come invece è per il vampiro; il mannaro appare molto più resistente della sua storica nemesi e molto più arduo da abbattere. Le opzioni che ci si prospettano sono a dire il vero solamente due, e una in comune col vampiro: l’argento, che sia un pugnale, una spada, una lancia o un proiettile non fa differenza, questo canide sovrannaturale detesta tutto ciò a cui l’argento da forma e, di riflesso, il materiale stesso, che ne provoca la metamorfosi ulteriore da lupo a umano e la morte, se colpiti i suoi punti focali quali la testa o il cuore. L’altra metodologia che si ascrive alle uniche due utilizzabili è lo smembramento, difficile da applicarsi in un contesto disorganizzato e di fortuna e forse più attuabile se il cacciatore muta in prigioniero. Sembrare un mannaro per terminarne i giorni di caccia si prospetta come un metodo che elude la sua capacità rigenerativa, non essendo in grado di ricostruirsi ogni estremità in breve tempo e contemporaneamente appare sopraffatto dall’atto e cade preda della morte. Quindi l’immagine del lupo mannaro che abbiamo analizzato fino a qua si propone come una quasi indistruttibile bestia da guerra. Sarà così anche in Resident Evil oppure Capcom ci concederà un poco di respiro in più? A voi scoprirlo il giorno dell’uscita del gioco il 7 maggio 2021.

L'articolo Resident Evil Village: L’evoluzione del Licantropo proviene da Tribe Games.

]]>
https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale/feed/ 0
Resident Evil Village - L'evoluzione del Licantropo [SPECIALE] https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale-2/ https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale-2/#respond Sun, 02 May 2021 22:00:00 +0000 https://https://tribe.games/senza-categoria/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale-2/ Bentrovati prodi lettori della Tribù. Eccoci ancora una volta attorno al falò per dare inizio alla seconda parte del nostro […]

L'articolo Resident Evil Village - L'evoluzione del Licantropo [SPECIALE] proviene da Tribe Games.

]]>
Bentrovati prodi lettori della Tribù.

Eccoci ancora una volta attorno al falò per dare inizio alla seconda parte del nostro viaggio, con uno speciale dedicato ad un'altra tipologia di redivivi di Resident Evil Village: i Licantropi. È noto ormai, per le rivelazioni offerte da Capcom, che il licantropo sarà una figura cardine nel gioco, come suggerisce la locandina stessa; penso quindi che comprenderne le caratteristiche attraverso una attenta disamina possa aiutare a fronteggiare questo ferino rivale.

PERCHÈ PROPRIO IL LICANTROPO È QUAL È IL SUO SIGNIFICATO?

Fra le dichiarazioni rilasciate Morimasa Sato, game director del team di sviluppo, emerge una frase: ‘’Volevamo creare un nemico che rappresentasse il villaggio’’. Servendoci di queste parole, che rivelano l’importanza che il mannaro avrà nella storia del gioco, possiamo cominciare la nostra analisi per comprendere meglio come è arrivato sino a Resident Evil VIII Village e come, in questo stesso titolo, potrebbe porsi a noi, che difficoltà incontreremo nel confronto e quale possibili forme, oltre quelle già trasparire dai vari trailer, assumerà per ostacolarci.

La figura del lupo mannaro, come quella del vampiro, ha origini davvero remote, che si si spingono addirittura all’epoca greca da cui deriva la radice stessa della parola licantropo: lykos (lupo) e anthropos (uomo). Questa si porterà sino alla latinità medioevale, assumendo la forma di ‘’lupus hominarius’’ ovvero “lupo umano”. La caratteristica più avvincente della storia antica di questo mostro è proprio la mitologia che lo genera: una primigenia fusione, avvenuta nell’età del bronzo, fra i miti lunari dei popoli europei e le religioni solari delle popolazioni indoarie [localizzate in parte dell'Asia meridionale N.d.R.]. In origine, quindi, la sovrapposizione della cultura solare della caccia con quella lunare legata alla fertilità propose un’immagine del lupo misterico come venerabile icona garante della fertilità e propiziatore della fecondazione. Andando avanti col tempo, la figura migrò in tutti i più noti immaginari mitologici e folklorici delle società antiche. La vediamo in quella egizia nella forma di Anubis, in quella greca quando compare come metamorfosi dell’egioco Zeus e del divo Apollo, oppure, nella sua accezione più mostruosa, come trasformazione punitiva per Licaone.

Quale miglior popolo, se non quello di Roma, evoca una profonda relazione con il lupo? Nessuno, e tale risposta ha subito una valida giustificazione. Nell’antichità romana il lupo era visto con rispetto e ammirazione, tanto da essere venerato in una festività che celebrava il rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, i Lupercali. Questa festività rituale si presentava tutti gli anni, il 15 di febbraio, ed era rivolta alla trasposizione latina del dio Pan, ossia Luperco, in onore del quale il sacerdote dava inizio alla cerimonia agghindato con pelli di lupo e passando un pugnale, insanguinato da un sacrificio, sulle fronti degli adolescenti. Con l’andare del tempo, la figura venne alimentata da centinaia e centinaia di storie e favole che dal medioevo in poi consacrarono la parola licantropo ad un’atmosfera di bestiale perdita del senno e dilagante terrore notturno, alla quale si poteva rispondere in una sola maniera: ROGO! Durante il periodo fra il 1300 e il 1600 esplose la paura per questi soggetti orrorifici e si attestano circa ventimila processi che condannavano gli imputati per licantropia fra Germania e Francia. Si stimano numeri prossimi alle centomila vittime per processi siffatti e fittizie accuse di licantropia, e lascio alla vostra immaginazione lettori pensare a quante realmente siano state le vittime di tale pazzia.

COME SI È EVOLUTA LA FIGURA NELLA MODERNITÀ?

ROMANZI E FILM

Nella modernità il licantropo ha sempre popolato la maggior parte degli horror, evolvendosi e mutando le sue potenzialità. Vediamo quindi le sue prime manifestazioni romanzesche e cinematografiche e cerchiamo di comprenderne l’evoluzione.

Nel susseguirsi dei secoli, con l’alba della modernità, il lupo mannaro ebbe a suo seguito una grande produzione romanzesca, che comincia dal 1824 con Charles Robert Maturin, fecondo scrittore e drammaturgo di opere gotiche. Egli ci consegna la prima versione moderna del licantropo estratta direttamente dalle fiabe e dai bestiari medioevali, che niente ha di straordinario dal punto di vista dei poteri o delle metodologie di metamorfosi. Procedendo per la strada che conduce ai giorni nostri notiamo tantissime altre manifestazioni della licantropia nella romanzesca che mantengono la canonica concezione di lupo mannaro, come quella de ‘’Le Meneur des Loups’’ di Alexandre Dumas [scrittore famosissimo per ‘’I Tre Moschettieri, ‘’Il Conte di Montecristo’’ e altrettanti romanzi di rilievo di metà ottocento N.d.R.]; troviamo anche quella Guy de Maupassant nel racconto ‘’Le Loup’’ o quella di Rudyard Kipling [scrittore de ‘’Il Libro della Giungla’’ N.d.R.] nel suo romanzo ‘’Il Marchio della Bestia’’. Potrei proseguire elencando nomi a profusione, fra cui ancora Stoker o addirittura Pirandello, ma la figura che tutti questi portano è quella tipica del mannaro non senziente, a mala pena in grado di identificare i suoi simili e dalle indomite caratteristiche di forza, agilità e famelicità che scaturiscono ad ogni plenilunio. La nostra mira invece è, come dicevamo all’inizio, osservarne le modificazioni nelle varie manifestazioni al fine di poter anche soltanto intuire che tipologia di nemico ci troveremo davanti nel gioco Resident Evil VIII Village. Perciò passerò a presentare le forme che secondo noi portano il lupo mannaro ad un altro livello. Iniziamo dunque dal cinema.

Il cinema, come è successo anche per il vampiro, ha apportato notevolissime modifiche ai poteri del classico lupo mannaro, ma queste arrivano con il tempo e con l’evolversi del cinema stesso, con il genere horror e gotico. La prima apparizione della figura del lupo mannaro nella storia del cinema la si attesta nel 1913, con The Werewolf, il cortometraggio muto del 1913 di Henry MacRae, facente parte della misteriosa categoria dei film sepolti dalla storia, meglio noti come ‘’film perduti’’ [ovvero quei film di cui oggi non si può più guardare la pellicola, perché sperduta o distrutta N.d.R.]. Infatti, di questo cortometraggio si sa solamente che tutte le copie esistenti andarono distrutte in un incendio nel 1924 e questa già è una misteriosa ed incalzante presentazione del personaggio. Più in là con gli anni vediamo altre numerose e canoniche apparizioni del mannaro nella storia del cinema, ma nulla di così variato rispetto all’originale. Balziamo quindi avanti nel tempo sino a conoscere la figura del licantropo come super-villain, oppure, nella sua seconda accezione cinematografica, come “spray anti-vampiro” [cosa che sembra aver riscosso molto successo nella canonistica moderna N.d.R.]. Il primo soggetto d’analisi corrisponde quindi alla rappresentazione del mannaro del film Van Helsing (2004), che già ha fornito un fecondo esempio per il precedente speciale; qui non fa differenza, questo film è riuscito ad ammodernare la figura del licantropo come quella del vampiro, regalando al pubblico la giusta componente di effetto mostruoso e demoniaco per consegnarlo alla dimensione del fantascentifico-spooky. In Van Helsing (2004) il mannaro possiede, oltre alle canoniche virtù, la prerogativa di poter essere eliminato solamente grazie a pallottole d’argento, in quanto la sua forza rigenerativa non è in grado di curarlo da tali ferite. L’anno dopo fece la sua comparsa la serie TV Supernatural (2005), in cui il mannaro sembra investito dall’obbligo di ottemperare all’ordine naturale del plenilunio divorando il cuore delle persone. In questa serie compaiono già le prime note di modernità nei poteri del licantropo, come la capacità di trasmettere il potere metamorfico in un uomo con il suo morso, il doversi nutrire di cuori umani per poter sopravvivere, la variante dei purosangue che consente al portatore la skill di trasformarsi in lupo divoracuori a piacimento, i sensi sovrumani, l’invulnerabilità e la rigenerazione. Procedendo abbiamo ancora una volta Underworld (2006) che propone la storica visione dicotomica: vampiri contro mannari in una epocale guerra civile fra redivivi; oppure, più in là ancora, abbiamo la versione di Twilight (2008) che, come per il vampiro, porta la bestia notturna nella dimensione della love story.

VIDEOGIOCHI

Spostandoci alla terza forma artistica che rappresenta il lupo mannaro, arriviamo al videogioco. Anche qui possiamo porre sotto la lente tre tipologie di funzioni che il redivivo assume negli intrecci in cui lo ritroviamo, ovvero:

- EROE ED ANTIEROE

Nei panni dell’eroe il primo gioco che porta un esempio degno di nota è The Wolf Among Us. Il gioco, ambientato in un universo noir-fiabesco, propone l’immagine del lupo mannaro come eroe nella forma di sceriffo di una comunità di fatati. Anche se il nostro protagonista era in origine malvagio, nella parte del ‘’Grande Lupo Cattivo delle Favole’’, ora ci si presenta come votato alla sua nuova carica, la quale lo costringe, a seguito delle sue malefatte, ad asservirsi a tale incarico senza possibilità di scelta. Vestire i panni del guardiano di Fabletown apparirà come la principale mansione del nostro redivivo fiabesco il quale dovrà investigare sull’assassino che terrorizza i cittadini fatati col fine di porre termine all’isteria di massa provocata. Come figura di antieroe, invece, vi portiamo come esempio il gioco di lancio della nostra amata PS4: The Order 1886. Qui i licantropi, noti come lycan, compaiono sotto le vesti di una terribile minaccia alla corona britannica di questo fantastico universo immaginario steampunk, e sarà compito dell’ordine sterminarli e salvare l’inghilterra. Certo, argomentare la lore di questo gioco purtroppo poco sviluppata, con la mira di definirne antefatti e sviluppi, diventa difficile, ma possiamo accontentarci della visione che ci hanno offerto. Qui di fatto il mannaro o il lycan, come dir si voglia, viene dipinto nella sua forma più ferina e non senziente, dotato della sovrumana bestialità che prorompe oltre gli schemi della canonica dinamica di combattimento: il nemico qui è veloce, e questa è la prima cosa da tenere bene a mente, invulnerabile certo, ma lealmente veloce. I cavalieri dell’ordine certo ne sono consapevoli e non si dimostrano impreparati: pallottole d’argento, ramponi e fiocine saranno le migliori contromisure che l’impero offrirà ai suoi devoti difensori.

- LO STRUMENTO

Considerando sempre valida la premessa strumentale fatta nello scorso articolo, proponiamo, come per il vampiro, una visione funzionale del licantropo all’interno dei videogame e vi portiamo, come vessillo, il gioco di The Elder Scroll V: Skyrim in cui il lupo mannaro assume la consueta dicotomica versione bestiale e selvaggia ,in opposizione alla potente e raffinata forma vampirica che, nel DLC Downgard, Bethesda ha scelto di offrirci. Il gioco quindi offre la forma del mannaro sotto la veste del potenziamento del proprio PG, garantendo power-up ed incrementi in skill e abilità. La possibilità di sbloccare nuove funzioni del personaggio attraversa di pari passo le varie prerogative offerte dalla canonistica e dalla cinematografia, trasportando nella regione di Skyrim attraverso la gilda di Witherun l’opportunità di acquisire il potenziamento. Tale potenziamento prevede, come per il vampiro, l’aggiunta del ramo del mannaro all’albero dei potenziamenti, grazie al quale potremo avere enormi vantaggi nel combattimento fisico corpo a corpo, la possibilità di mutare in aspetto secondo la regola denti-artigli-pelliccia e, infine, i vantaggi recati dalla notte che si espanderanno man mano che il livello del PG aumenta.

QUAL È LA SUA FORMA FINALE?

Esaurita l’analisi storico-artistica che comprende il nostro licantropo, è ora importante comprendere quali poteri ci si aspetta che abbia il mannaro di oggi e quali, fra questi, potrebbe finire per avere nella sua versione Capcom. Cominciamo dalla metamorfosi. Il mannaro è tale perché, a seguito di un morso o di un contatto prolungato con un umano, è in grado di trasmettere la sua maledizione metamorfica a quest’ultimo, rendendolo della sua stessa risma, di fatto, nelle manifestazioni romanzesche, cinematografiche e videoludiche in cui compare. Di solito questa è la sua prerogativa originaria, quella da cui il soggetto umano, dopo essere stato contagiato, non potrà più muovere a ritroso, rimanendo imprigionato in una torturante angoscia ad ogni sorger della luna piena. La seconda, sulla quale soffermarsi è d’obbligo, è la metamorfosi che interessa il soggetto durante l’esposizione ai notturni raggi della pallida luna. In questo tipo di circostanza, il malcapitato umano prende a confrontarsi principalmente con due sintomi: il mutare del suo aspetto fisico e la perdita del senno in alcuni casi. Per quel che concerne la mutazione fisica, notiamo, nella stra grande maggioranza dei casi, una trasformazione che porta dalla forma umana a quella di una sorta di metalupo in grado di ergersi su due zampe e correre in posizione eretta, menano fendenti coi lunghi artigli oppure letali morsi con le sue fauci zannute. La forza ed i suoi sensi sovrumani sono l’altra caratteristica principale. Un mannaro si distingue da un lupo per le dimensioni e la postura anzitutto, ma il tratto realmente distintivo è la forza impareggiabile che muove i suoi passi ed i suoi attacchi. I sensi invece, che si alternano fra i mannari dotati di senno e quelli che nono lo sono, si ascrivono a quelle prerogative tattiche che consegnano il licantropo all’albo dei cacciatori più strategici, in grado di meditare una battuta con minuziosa perfezione ed orchestrarla con pari maestria, dall’inseguimento della preda grazie all'olfatto e all'udito mostruosamente accresciuti sino all’uccisione della stessa grazie alla sua forza bestiale.

Gli ultimi fattori che dipingono il mannaro come una proverbiale macchina da guerra sono la sua invulnerabilità ai colpi e la sua capacità rigenerativa che lo difende dalla maggior parte delle sferze letali. Un mannaro, quindi, è capace di curarsi, rigenerare le estremità cadute e di tornare alla carica dopo poco riposo curativo [spero che, a fronte di tutto ciò, i nostri presagi in merito non saranno poi così fedeli nella sua rappresentazione in Resident Evil VIII Village, altrimenti come potremmo terminarlo o semplicemente sfuggirgli? N.d.R.]. Pertanto la domanda, come per i vampiri, sorge spontanea per i licantropi: come li si uccide? Le metodologie analizzate non offrono un vasto rateo di opportunità come invece è per il vampiro; il mannaro appare molto più resistente della sua storica nemesi e molto più arduo da abbattere. Le opzioni che ci si prospettano sono a dire il vero solamente due, e una in comune col vampiro: l’argento, che sia un pugnale, una spada, una lancia o un proiettile non fa differenza, questo canide sovrannaturale detesta tutto ciò a cui l’argento da forma e, di riflesso, il materiale stesso, che ne provoca la metamorfosi ulteriore da lupo a umano e la morte, se colpiti i suoi punti focali quali la testa o il cuore. L’altra metodologia che si ascrive alle uniche due utilizzabili è lo smembramento, difficile da applicarsi in un contesto disorganizzato e di fortuna e forse più attuabile se il cacciatore muta in prigioniero. Sembrare un mannaro per terminarne i giorni di caccia si prospetta come un metodo che elude la sua capacità rigenerativa, non essendo in grado di ricostruirsi ogni estremità in breve tempo e contemporaneamente appare sopraffatto dall’atto e cade preda della morte. Quindi l’immagine del lupo mannaro che abbiamo analizzato fino a qua si propone come una quasi indistruttibile bestia da guerra. Sarà così anche in Resident Evil oppure Capcom ci concederà un poco di respiro in più? A voi scoprirlo il giorno dell’uscita del gioco il 7 maggio 2021.

L'articolo Resident Evil Village - L'evoluzione del Licantropo [SPECIALE] proviene da Tribe Games.

]]>
https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-licantropo-speciale-2/feed/ 0
Resident Evil Village: L’evoluzione del Vampiro https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-vampiro-speciale/ https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-vampiro-speciale/#respond Mon, 26 Apr 2021 10:00:00 +0000 http://https://tribe.games/senza-categoria/resident-evil-village-levoluzione-del-vampiro-speciale/ Bentrovati prodi lettori della Tribù. Oggi ci riuniamo attorno al falò per argomentare e apprendere qualcosa di nuovo oppure qualcosa […]

L'articolo Resident Evil Village: L’evoluzione del Vampiro proviene da Tribe Games.

]]>
Bentrovati prodi lettori della Tribù.

Oggi ci riuniamo attorno al falò per argomentare e apprendere qualcosa di nuovo oppure qualcosa di dimenticato, che rinfrescare non fa mai male, considerando l’avvento del super titolo in uscita: Resident Evil VIII Village. Gli argomenti che tratteremo, in vista dell’uscita del gioco, si concentreranno sull’analizzare le componenti principali che distinguono un vampiro da un licantropo, mettendo in luce pregi e difetti, punti di forza da cui guardarsi e punti di debolezza su cui calcare l’offensiva. In particolare, apriamo l’analisi con questo speciale dedicato ai vampiri, in cui mi sono concesso di analizzarne la storia recente e le manifestazioni che più si avvicinano al trailer e alle poche rivelazioni offerte da Capcom sui vari personaggi che incontreremo nel gioco, come la torreggiante Lady Dimitrescu.

Cosa significa vampiro?

Beh, preferisco guardare con ‘’pupille non offuscate’’ ad un argomento del genere, pertanto procederò con ordine, delineando rapidamente la storia legata alla terminologia, che conserva il suo imperituro fascino rivelatore, per poi passare in rassegna le migliori rappresentazioni che questa figura folklorica dei Paesi dell’est Europa ha saputo animare nelle forme d’arte maggiori del nostro tempo. Il fine è capire come le tali variazioni all’originale abbiano condotto alla generazione di questo super-villain universalmente noto, con tutti i poteri e i punti deboli che una carica del genere comporta.

Il termine vampiro venne estratto dalla lingua serbo-croata nella sua forma ‘’vampir’’ e passò per quella francese sino a giungere all’internazionalità già nel 1761, quando lo zoologo G. Buffon vi fece riferimento paragonandone il comportamento a quello del Desmodus Rotundus, una particolare specie di pipistrello ematofago delle zone dell’America Latina.

Possiamo risalire storicamente alla nascita del fenomeno ‘’favolesco’’ del vampiro grazie alle storie narrate nei Paesi dell’Europa orientale verso gli inizi del 1700, più precisamente nella zona dei Balcani. L’isteria di massa, provocata da queste ‘’favole del terrore’’, si espanse ovunque: si attestano profanazioni di tombe familiari per esumarne i corpi e trafiggerli con paletti di frassino acuminati o addirittura condanne per vampirismo a persone ancora viventi; lascio immaginare ai devoti lettori quali conseguenze avesse una condanna del genere all’epoca.

La concezione di vampiro, però, esiste da tempi antichissimi, a partire da quella vicino-orientale, presso popoli come gli Assiri, i  Sumeri e i Babilonesi, e successivamente restò in vita nella visione ebraica, in quella greca e, di riflesso, in quella romana. In tutte queste il vampiro varia nelle sue rappresentazioni, nei suoi poteri e nelle sue debolezze, ma la componente indistinta che si conserva tutt’oggi è l’idea del proverbiale vampiro ematofago, che si nutre di sangue ancora caldo prosciugando l’etere vitale della sua preda.

Come si è evoluta la figura nella modernità?

  • ROMANZI E FILM

Nella sua maturazione la figura del vampiro ha conosciuto diversi power-up, si potrebbe dire, animati dalla fantasia e dal terrore che accompagnavano gli intrecci in cui era coinvolto; è proprio tramite le narrazioni romanzesche che tale figura prese piede nell’immaginario dark-gothic, che già al termine del diciannovesimo secolo dilagava per i salotti letterari. Quindi, da che siamo soliti immaginare Robert Pattinson come l’icona moderna del vampiro, concediamoci un salto indietro nel tempo, con la mira di comprendere l’escalation che ha condotto alla forma che oggi la parola vampiro suscita nell’immaginario collettivo.

Tutto, si potrebbe dire, cominciò nel 1897, quando lo scrittore di gothic novel Bram Stoker pubblicò il suo romanzo Dracula il Vampiro. Questi, anche se indirettamente, [ci tengo a precisarlo, nel libro non ne verrà mai fatta menzione diretta N.d.R.], lo elaborò dalla figura patriotticamente nota di Vlad Tepes III l’Impalatore, il sovrano prerinascimentale della Valacchia che combatté strenuamente i Turchi. Concentrandosi sulla sua figura come incarnazione del demonio, Stoker presenta il Conte Dracula come un ex-umano che frequentò l’Accademia di arti oscure di Scholomance, nota nel folklore est-europeo per la sua direzione demoniaca e per la selezione ferrata esercitata sui discenti, che comportava la servitù eterna al Diavolo stesso.

I poteri di questo primigenio personaggio del terrore romanzesco sono, agli occhi di un pubblico moderno, anche abbastanza scarni e non così sensazionali; fra questi, notiamo la famelica sete di sangue che fa scaturire una forza sovrumana nel vampiro, l’invulnerabilità fantoccio con i suoi soliti talloni d’Achille (come gli acuminati paletti di frassino, la luce del sole o la croce) e la capacità di mutare il proprio aspetto fisico in quello di un pipistrello per fuggire situazioni di sfavore. Come era presagibile, confrontandosi con una letteratura vecchia ormai di un secolo, ci troviamo davanti ad un villain assolutamente non contemporaneo, ma questo non è affatto un problema che il personaggio, nella sua evoluzione, non ha saputo risolvere.

Spostandoci avanti di cinquant’anni vediamo, nella sfera cinematografica questa volta, apparire il nostro amato Conte nella serie filmografica di Terence Fisher aperta con Dracula il Vampiro, prodotto dalla britannica Hammer Film (nota alla cinematografia per le sequele di film dell’orrore) nel 1958. Qui Dracula non varia di molto la sua fisionomia romanza, anzi, la consacra all’immaginario collettivo apparendo col volto più adeguato della storia per rappresentare un personaggio siffatto, quello di Sir Christopher Lee. Il film, basato sulla storia di Stoker, vede un vampiro affamato tanto di sangue quanto di una bella donna che supplisca la sua defunta moglie; l’intreccio si dirama in tutta la serie composta in totale di dieci film e vede il galante ematofago terminato dai limpidi raggi solari che ne ridurranno la sagoma ad un cumulo di cenere. Ad oggi, il primo film della serie di Fisher mantiene un indice di gradimento elevatissimo, pari al 91% sul sito specializzato Rotten Tomatoes. A maggiorarne la gloria, mi sembra lecito ricordare un altro fattore che lega alla cultura nerd questa pietra miliare della cinematografia: oltre ad un Saruman vampirico, vedremo nei panni dell’eroe, e la cosa sembrerà incredibile ai più, un Governatore Tarkin (Peter Cushing) ammazzavampiri e salvatore della bella donna irretita dal famelico Conte.

Con l’andare del tempo, e con il consumarsi della canonica figura per come Stoker l’ideò, gli immaginari horror e gotico presero a potenziare il personaggio del vampiro con il fine di aumentare l’interesse del pubblico nei confronti del genere e di inserire l’inedito nell’attempatissimo soggetto; quest’ultimo cominciò a porsi più come un misterioso personaggio le cui fattezze corrotte si celano sino alla parte terminale della pellicola, per generare, durante il film, quella grande attesa del momento rivelatore che mostrerà le sembianze effettive della sua forma notturna. Vediamo quindi le prime manifestazioni di un Conte Dracula davvero terrificante nel film Van Helsing del 2004 in cui, nella solitaria reclusione del suo castello, mira ad utilizzare la tecnologia del dottor Frankenstein per animare la sua nidiata, partorita dalle tre canoniche mogli (aspetto conservato dal folklore est-europeo). Successiva a quest’ultimo è la serie cinematografica di Underworld del 2006, che propone ancora una volta vampiri dotati di caratteristiche fisiche mostruose, sempre quasi più simili a dei gargoyle che a dei Vampiri, impegnati in una strenua lotta per la conservazione della specie che vede come oppositori i Lycan (l’altro aspetto più noto della figura vampiro è la sua costante dicotomia con l’altra sagoma folklorica europea: quella del licantropo). Infine, nella filmografia evolutiva dei vampiri, vediamo la sua versione più adolescenziale nei film dell’altra serie cinematografica, ossia Twilight, in cui la magnificenza del nobile redivivo si trasporta sulla dimensione della love-story, variando genere. In questi diversi esiti del suo percorso evolutivo, il vampiro ha acquisito numerosi potenziamenti, fra cui la supervelocità, la capacità di trasformarsi in un demone orribile e gigantesco dotato di ali di pipistrello (a stendardo del suo retaggio folklorico), la variante oggettivistica di artefatti magici che consentono di esporsi al sole e altri che differiscono di esito cinematografico in esito cinematografico.

  • VIDEOGIOCHI

Passando ora all’altra forma d’arte che rappresenta il vampiro, possiamo finalmente rientrare nella tematica d’interesse, il videogioco. Nella sfera culturale videoludica il vampiro può, per quello che ho notato nella mia modesta carriera di videogiocatore, avere tre ruoli:

  • Eroe ed Antieroe

Nella circostanza in esame, l’esempio più adatto è certamente quello di Castelvania (Akumajo Dracula in giapponese, il cui significato corrisponde a ‘’il castello demoniaco di Dracula’’), creato dalla casa Konami nel lontano 1986, per la console per famiglie Famicon. In questa saga, il vampiro viene identificato sia come eroe che come antieroe e rispettivamente, nelle sue rappresentazioni dicotomiche, vediamo il capostipite della famiglia Dracula, l’antieroe, in contrapposizione a suo figlio Alucard, l’eroe (il quale però non appartiene propriamente alla categoria dei vampiri, ma dei dhampir risultante dell’unione fra un umano e un vampiro). In questa serie di giochi la canonistica folklorico-romanza non manca di presenziare all’appello e vedremo coinvolti nella vicenda più aspetti che richiamano i vecchi racconti e le consuete vicende che interessano questa tipologia di personaggio, come il rapimento della dama per sostituirla alla moglie defunta, ad esempio.

  • Lo Strumento

Per procedere con questo tipo di analisi è necessario premettere cosa s’intenda per strumento. Strumento si considera in questo caso qualsiasi cosa in grado di migliorare le prestazioni fisiche, le statistiche o le strategie offensivo-difensive del nostro PG per concederci un vantaggio nello scontro o nell’esplorazione che stiamo per affrontare. Nel caso del vampiro, i vantaggi che si potrebbero apportare ad un PG possono apparire molti e il gioco che meglio ci aiuta a comprenderli tutti è The Elder Scrolls V: Skyrim, col suo DLC Dawnguard. Qui potremmo sbizzarrirci elencando le proprietà vantaggiose di una mutazione nel gioco in vampiro, ma ad accompagnarne la manifestazione in potenza arriverebbero anche quelli che chiamerei ‘’effetti collaterali’’, in quanto la trasformazione, come ogni power-up sui generis, comporta notevoli deficit, ad esempio la resistenza durante il giorno, drasticamente diminuita obbligandoci a viaggiare solamente di notte, l’impossibilità di entrare in qualsiasi centro popolato e regolato dalla legge, la quale non esisterà a smascherarvi osservando la variazione cromatica dei vostri occhi. Però non tutti i mali vengono per nuocere. La variazione strumentale che ci consente di sfruttare il potere di vampiro ci consentirà di volare e di essere decisamente più letali nel combattimento ravvicinato durante la notte, oltre che ampliare la gamma dei potenziamenti che potremo sviluppare a nostro piacimento. Concludendo il discorso sulla strumentalità, possiamo affermare che questa alternativa modalità di approcciarsi al personaggio innova ancora una volta la figura del vampiro, potenziando ulteriormente e palesandone gli scotti da pagare.

Qual è la sua forma finale?

Dopo esserci occupati della canonistica e dell’aspetto evolutivo della figura, è necessario esporre alla luce quali sono i veri poteri di questa nuova creatura, fuoriuscita dalla sommatoria di una serie innumerabile di dati, racconti e culture differenti, che trova asilo nell’immaginario del bambino come dell’adulto e al cui solo nome già una rappresentazione ideale si manifesta per forza d’inventiva ed immaginazione o per semplice associazione davanti ai nostri occhi.

Comincerei innanzitutto dalle principali situazioni in cui il vampiro viene solitamente sorpreso. La zona più adatta ad un vampiro si direbbe essere la sua bara, dalla quale, come per negromanzia, si leva verticalmente, con le braccia incrociate ed i palmi appoggiati alle spalle; successivamente notiamo i primi tratti distintivi della figura: le spesse unghie affilate, uno smagliante sorrisone con evidenti canini sporgenti, la carnagione cadaverica e la seriale eleganza che ne contraddistingue il rango sociale di appartenenza (in vita o in morte). Spostandoci verso il nodo, analizziamo i vari tipi di poteri di cui un vampiro potrebbe essere dotato. Cominciamo quindi dalla forza: inequivocabile e sovrumana, alimentata dal terrore instillato nei cuori più deboli, la potenza fisica del vampiro è indiscussa, nell’antichità come nella modernità, e viene presentata come la sua caratteristica più preoccupante. In secondo luogo, fra i poteri vampirici ricordiamo la già citata capacità di metamorfosi: come una crisalide muta in farfalla, il vampiro muta generalmente in pipistrello, e questa è solitamente una costante nell’immaginario canonico e moderno, ma non sono poche le varianti a questa trasformazione situazionale; ricordiamo la modificazione fisica e strumentale che possiamo esercitare in un gioco come Skyrim, ricordiamo la forma mostruosa che può assumere il Conte Dracula nel film di Van Helsing (2004) e non scorderemo difficilmente le varie manifestazioni demoniache già comparse più volte nell’immaginario fantasy, che lo dipingono alto oltre la normale statura umana, di poderosa corporatura e tante volte più simile ad un demone vero e proprio che ad un vampiro.

In successione, ci approcciamo alla sua capacità di corrompere la psiche delle persona e di piegarla alla sua volontà, in maniera tale da riuscire ad utilizzare i rispettivi ‘’servi’’ per cibarsene oppure influenzare le situazioni a suo vantaggio, e questo potere di rado si vede impiegato nei videogiochi o nei film di recente montaggio. Procedendo vediamo la caratteristica che personalmente mi riconduce alla visione vampirica del gioco di carte collezionabili Magic the Gathering, in cui il vampiro viene solitamente associato ad una gilda nota come Orzhov (che si serve dei colori nero e bianco per il suo vessillo), la quale si occupa dell’accumulazione di risorse curative ed in ciò l’associazione al vampiro e al suo potere rigenerativo, che gli consente l’invulnerabilità da alcune tipologie di colpi. Fra le varie tipologie di poteri analizzati senz’altro la guarigione è quello che apre l’interrogativo maggiore: come si uccide un vampiro? Quali sono i suoi punti deboli? La risposta è ricca e variegata, in quanto le modalità per terminare l’esistenza di un redivivo che calpesta il suolo terrestre da secoli e secoli sono diversissime. Ricordandoci sempre l’amplissimo rateo di culture che fecero confluire sulla figura del vampiro le proprie superstizioni e paure e quindi per associazione immaginiamo quante metodologie siano state fantasiosamente inventate per porre fine a tale tormentata esistenza. Presenterò qui le più comuni e quelle che in vista di Resident Evil VIII potrebbero risultare le più utili, considerandone il contesto e la situazione in cui il gioco ci immerge. Cominciamo dalla luce dell’astro possente: il sole. Il vampiro noto per ardere, come foglia secca arde, alla luce del sole ci consente già un primissimo escamotage per la vittoria, dunque attirarlo in una circostanza particolarmente illuminata potrebbe condurci ad una vittoria immediata oppure aiutarci riducendone gradualmente i punti salute. La seconda pecca dei vampiri corrisponde alla loro inconciliabilità con l’argento, il quale provoca in loro ustioni e bruciature e potrebbe anch’essa tornare utile a fronte di una sfida a singolar tenzone in punta d’argenteo stocco, oppure nel caso in cui fossimo in possesso di pallottole d’argenteo pieno, le quali aiuterebbero in un confronto a distanza. L’altra debolezza rinomata del vampiro corrisponde al legno di frassino scolpito in paletti appuntiti: tale debolezza potrebbe essere decisamente la meno probabile in un gioco in cui le balestre hanno smesso d’esistere prima ancora che si pensasse la parola Umbrella Corporation, ma non è un’eventualità da escludere, considerando la situazione di miseria in cui versa il villaggio nel quale si sviluppa il gioco. Andando avanti in successione vediamo la più tipica croce, o generalmente tutti gli oggetti recanti i sacri simboli della chiesa, altra grande antipatia del nostro vampirico soggetto d’analisi, che trovandovisi davanti prova la stessa reazione che avrebbe al contatto con l’argento o all’esposizione dei raggi solari, ovvero ustioni e scottature di grave calibro che potrebbero esporlo ad una situazione di estremo rischio o addirittura alla sconfitta.

Concludo ora l’analisi del soggetto Vampiro e spero che queste nozioni raccolte possano essere utili anche solo per provare ad immaginare come risulterà il tipo di personaggio nel gioco che attendiamo, Resident Evil VIII Village, in uscita prevista per il 7 maggio 2021 per Playstation 5, Playstation 4, Xbox Series X, Xbox Series S, Xbox One, PC e Stadia.

Vi diamo dunque appuntamento nel prossimo speciale, in cui analizzeremo l’altro essere che popolerà le nostre future ore di gameplay su Resident Evil VIIIage: i mannari, che già vediamo nelle poche immagini trapelate e che certo avranno un background di grande spessore nell’andare della storia.

L'articolo Resident Evil Village: L’evoluzione del Vampiro proviene da Tribe Games.

]]>
https://www.tribe.games/resident-evil-village-levoluzione-del-vampiro-speciale/feed/ 0